L’italiano è scaltro e certe cose le fiuta in anticipo; troppo spesso però, curiosamente, l’irrazionale prevale sull’ovvio, e le cose prendono una brutta piega. E’ successo nel ’94, di nuovo nel 2001 e, siccome non vogliamo farci mancare nulla, siamo punto e a capo nel 2008. Sarà la “sindrome del balcone” come la chiama qualcuno o, più realisticamente, masochismo, ma sta di fatto che, anche questa volta, l’”uomo della provvidenza” non c’è. Il cavaliere ha messo giù la maschera e al solito c’è il caimano. Appena due mesi. Tanto è durata la “commedia dello statista appassionato”. La trama – sano populismo e tanta demagogia – è quella tipica del regista di Arcore. La sceneggiatura è molto carente, ma c’era da aspettarselo. Quanto a “bassezze”, Berlusconi non ha mai deluso. Aveva inaugurato la legislatura affossando definitivamente Alitalia e mandando in fumo la trattativa con Air France. Poi è arrivato il “miracolo” della spazzatura. Tre anni, l’esercito, qualche ditta fidata per la costruzione dei termovalorizzatori, un paio di manette a chi non è d’accordo ed il problema è risolto. Ma per “zio Silvio” – come lo chiamano gli amici di Napoli – è ancora poco. Serve qualcosa di più incisivo. ...
Con un’altra decisione che ha profondamente diviso i suoi 9 membri, dopo aver decretato qualche settimana fa la legittimità del metodo dell’iniezione letale nella procedura di condanna a morte, la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha spazzato via la legge sul bando delle armi da fuoco per uso personale nel District of Columbia, stabilendo invece, per la prima volta nella storia del Paese, che il Secondo Emendamento garantisce tale diritto. La decisione ha così posto fine a decenni di dibattute sentenze nei vari tribunali locali, negando che l’emendamento approvato oltre due secoli fa stabilisca qualche relazione tra il diritto al possesso di un’arma al servizio svolto in una milizia o in un esercito regolare, come suggerisce invece il suo dettato. ...
La notizia viene dall’Inghilterra ed è una buona notizia. Una coppia si è sottoposta alle tecniche di procreazione assistita per evitare di trasmettere alla figlia il rischio altissimo di ammalarsi di tumore al seno. Un rischio genetico, in quanto l’uomo è portatore di un gene che nell’85% dei casi provoca nella prole l’insorgenza di questo tumore. Le tecniche di procreazione assistita hanno permesso di produrre un numero sufficientemente elevato di embrioni, per riuscire a trovare statisticamente quelli sani. La diagnosi genetica pre impianto ha permesso di sapere tra gli 11 embrioni prodotti quali fossero portatori del gene BRCA-1 e quali invece sani, per impiantarli poi, solo questi, nell’utero della donna. Ora la bimba che nascerà potrà vivere senza l’angoscia di una malattia annunciata, che purtroppo molto spesso è causa di grandissima sofferenza e anche di morte. ...
Dopo settimane di trattative, giovedì scorso Israele e Hamas hanno raggiunto un accordo per il cessate-il-fuoco nella Striscia di Gaza. L’esercito israeliano ha sospeso i raid nella Striscia e Hamas si é impegnato a fermare il lancio di razzi artigianali su Sderot; tutte le fazioni palestinesi hanno accettato la tregua, limitata a Gaza e non estesa alla West Bank. L’ala armata di Fatah rischia di rompere la tregua lanciando due Qassam e Hamas dichiara per la prima volta che “il lancio dei Qassam danneggia l’interesse nazionale palestinese.” Il negoziato tra Olmert e Hamas rappresenta il definitivo fallimento della linea dura della “dottrina Bush” in Medioriente, che predica l’isolamento dei movimenti “radicali” di resistenza quali Hizbullah in Libano e i sunniti in Iraq. ...
Il serpentone arcobaleno del Gay Pride ha invaso sabato le strade di Bologna con i suoi 20.000 coloratissimi partecipanti - sei o settemila per la Questura. Tanti rappresentanti della comunità LGBT ma anche molti, moltissimi eterosessuali arrivati da tutta Italia per assistere, sì, al grande carnevale estivo ma anche per manifestare in nome della dignità, della parità e della laicità, le tre parole chiave del raduno nazionale, svoltosi in contemporanea anche a Berlino, Parigi, Sofia e Gerusalemme. L’Italia gay, lesbica, bi e trans scende quindi in piazza in tutto il suo splendore di trucco, paillettes e tacchi alti, rispondendo alle polemiche sollevate per l’omonimo romano cui il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna aveva tolto il patrocinio affermando in un’intervista del Tg2 dello scorso 7 giugno che: " Va dato solo alle occasioni di studio e di riflessione, le provocazioni e gli esibizionismi non aiutano la discussione” e così dicendo si era augurata un pride meno appariscente e più morigerato, “in giacca e cravatta”. ...
All’inizio della storia c’è il periodo sovietico. Un matrimonio gestito tra Mirafiori e il Cremlino con uomini che si chiamavano Piero Savoretti (“senza di lui - disse una volta Agnelli - questo accordo con i sovietici non ci sarebbe stato”) e Aleksej Kossighin, benedetti anche da quel Pci delle Botteghe Oscure che aveva tutto da guadagnare dall’affare del secolo. Nasceva l’avventura dell’auto di massa in un paese immenso che conosceva solo pochissime automobili e tutte malmesse. Strade zero e benzina a 70 ottani. Eppure si stava per compiere il miracolo, una svolta storica. Tutto doveva avvenire sulle rive del Volga dove accanto all’azienda “made in Fiat” nasceva una città “made in Urss”. E per mettersi in buona luce con il Pci, il nome della città fu quello di “Togliatti”, “Gorod Togliatti”. La fabbrica si chiamò subito “Vaz” Volkskij avtomobilnij zavod. Era il 1967 e si muovevano già le prime utilitarie “Zhiguli” e “Lada” prodotte sul modello della Fiat 124. E il simbolo fu quello di una imbarcazione tipica del Volga dove, appunto, si snodava la città del futuro. Si puntava a conservare una propria riconoscibile identità. ...
Era il 2003 quando Amnesty International fu accusata di fare “terrorismo” pronosticando cinquantamila morti in seguito all'invasione dell'Iraq. A quel tempo i fautori della guerra sostenevano che si sarebbe trattato di un'operazione relativamente semplice intitolata alla diffusione della democrazia in Medio Oriente. Un milione di morti, dieci milioni di feriti e mutilati e quattro milioni di profughi iracheni dopo, sull'invasione dell'Iraq cala una cappa di silenzio a favorire lo scontato epilogo della più grande operazione criminale del nuovo secolo. Tutto sembra dimenticato ed in Iraq sembra non accada più nulla. Difficile pensare che si tratti di un caso. Cinque anni dopo l'invasione il silenzio sull'Iraq serve alla consumazione del grande furto. Il motivo reale dell'invasione dell'Iraq è il controllo degli approvvigionamenti di idrocarburi nell'area mediorientale, chi ancora lo neghi non può che essere in malafede. ...
L’ultimo impeto giustizialista del ministro Maroni questa volta – forse - ha superato ogni pudore e ogni minima parvenza di buon senso. Va bene il coro sulla sicurezza, siamo abituati alla ingiusta e generalizzata condanna dell’immigrazione, ma ai bambini non eravamo ancora arrivati. Cosi lascia interdetti che mentre alla Camera dei Deputati la maggioranza propone – raccogliendo adesioni trasversali - una variazione del codice penale che introduce il reato di pedofilia culturale e, in primis, il termine stesso di pedofilia finora non presente nel codice, proprio perché all’infanzia si riconosce uno status speciale di attenzione e tutela, ci si dimentichi del tutto di questa specialità dei bambini quando si opera su altri fronti. Quelli di casa nostra. Si rischia di cadere nella tentazione di leggere oltre i fatti e di pensare che questa libertà di azione il Ministro possa prendersela senza nemmeno scomodare troppe giustificazioni, perché quei bambini sono rom o sinti. Non sarà per colpa dell’odore della povertà, dei panni sporchi, delle baracche in cui quei bambini vivono la loro piccola vita? Intanto però Maroni supera il suo camerata Borghezio, che per gli immigrati proponeva le impronte della pianta dei piedi. Sale il livello, insomma.....
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Nell'ambito presentazione del libro di Dario Fertilio "La via del Che - Il mito di Ernesto Guevara e la sua ombra" (Editore Marsilio). Intervengono, insieme all'autore, Ettore Mo (inviato del Corriere della Sera), Stefano Magni (Redattore de L'Opinione), Sergio D'Elia (Segretario di Nessuno Tocchi Caino). Introduce e modera il dibattito Alessandro Litta Modignani (giornalista e militante radicale).
Sette nazioni della Nato (Estonia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Repubblica Slovacca e Spagna) assieme all’ “Allied Command Transformation” creano nel Baltico un centro per la cyber-difesa. Tutto avviene nella capitale estone Tallin, dove gli atlantici hanno già organizzato una loro base. Qui il Cooperative Cyber Defence (CCD) Centre of Excellence (COE) avrà ora come obiettivo quello di addestrare i tecnici degli stati dell’Alleanza Atlantica contro possibili “minacce informatiche”. Il centro sarà operativo dal prossimo anno, ma uno gruppo di 30 esperti dei paesi partecipanti sarà già presto al lavoro per condurre ricerche e corsi di addestramento sui più recenti rischi informatici. L’accordo è stato stipulato a un anno di distanza dal maggior cyber attacco che colpì istituzioni pubbliche e private proprio in Estonia. E’ in questo paese, infatti, che nel maggio 2007 uno sciame di DDoS (Denial of service attack) condotto per tre settimane riuscì a paralizzare quasi completamente l'infrastruttura informatica nazionale.
L’attacco informatico avvenne dopo che le autorità estoni avevano deciso di rimuovere, dal centro di Tallin, un monumento sovietico che ricordava i caduti dell’Armata Rossa morti per la liberazione del Baltico dai nazifascisti. Trasferimento che provocò proteste nella capitale dal 26 al 28 Aprile 2007. L’Estonia, allora, mosse le accuse dell’offensiva telematica contro giovani hackers russi residenti nel paese baltico, benché la maggior parte dei “cyber-soldati” fosse convinta di un intervento della Russia stessa, coinvolgimento fortemente negato da Mosca. Fu evidente la vulnerabilità delle reti informatiche, rischi presenti perfino in una nazione che è tra le prime al mondo ad aver introdotto e-government e voto elettronico, in un paese che per la fiorente industria hi-tech ha meritato il soprannome di "E-Stonia". All’attacco pertanto seguì nell’Ottobre 2007 un incontro tra i ministri della Difesa dell’Alleanza nel quale fu deciso di sviluppare regole Nato contro offensive telematiche all’inizio del 2008.
L’esperienza dello scorso anno è stata così ricordata dal portavoce dell'organizzazione, James Appathurai: "In Estonia abbiamo potuto constatare come un cyber-attacco possa trasformarsi improvvisamente in un problema di sicurezza nazionale. Le minacce informatiche possono immobilizzare un intero paese”. E James Mattis, Generale del Supreme Allied Commander Transformation, ha ribadito che: “la necessità di aprire oggi un centro di cyber-difesa è un obbligo” in quanto “aiuterà la Nato ad opporsi e ad agire in anticipo con successo contro minacce in quest’area”.
se le risorse finanziare dei governi non dovessero essere sufficienti, potrebbero intervenire meccanismi di cooperazione internazionale. Intanto sotto l'egida del World Congress of IT (WCIT), riunito a Kuala Lumpur, è in programma la creazione di un ente internazionale legato al progetto IMPACT (International Multilateral Partnership Against Cyber-Terrorism). Il nuovo gruppo sarà una piattaforma di consulenza in materia di sicurezza, iniziativa necessaria poiché, secondo i promotori, una singola nazione non potrebbe affrontare la minaccia degli attacchi telematici. Sarà una sorta di CDC (Centers for Disease Control), un gruppo impostato sullo stesso modello dell’organizzazione internazionale che gestisce le emergenze sanitarie. Il presidente di IMPACT Mohd Noor Amin ha spiegato: “I governi tendono a trattare la cyber-sicurezza come un problema su scala nazionale. Ma per far si che gli stessi governi si rendano conto della reale situazione su scala mondiale, occorre che le diverse organizzazioni si parlino tra di loro".
I principali membri di IMPACT sono i governi, ma l'organizzazione include anche esperti del campo della ricerca e del settore privato in quanto ritiene che università e compagnie debbano essere insieme in prima linea per la sicurezza delle reti. Nel progetto infatti vi sono noti personaggi come John W. Thompson, presidente e amministratore delegato di Symantec, e Vint Cerf, l’informatico conosciuto come "il padre di internet" attualmente in Google. IMPACT intende essere un ente internazionale e include rappresentanti di oltre 30 stati occidentali, ma al progetto non partecipano Russia e Cina, nonostante la sede centrale sia collocata in Asia a Kuala Lumpur (dove fu fondato nel 2006 con una sovvenzione di 13 milioni di dollari del governo malese).
Ecco, quindi, che le cosiddette “guerre stellari” trovano sempre più campi di azione sulla terra. Il nuovo centro di “cyber difesa” in Estonia ne è la prova. Ma è la Nato che guida il gioco. Meglio non dubitarne.
Il governo dichiara guerra all'immigrazione: la clandestinità è un reato. Le pene contemplate vanno dai sei mesi ai quattro anni di reclusione. Previsto, inoltre, l'aggravio automatico di un terzo della pena per gli immigrati irregolari che commettano reati di qualsiasi tipo. Stretta sui ricongiungimenti familiari, con l'introduzione di test del DNA. Restrizioni alla libera circolazione anche per i richiedenti asilo. Chi affitta in nero ai clandestini rischia, invece, fino a tre anni di carcere e multe fino a 50.000 euro. Si allungano, poi, i tempi di permanenza nei cpt, fino a 18 mesi. Più poteri ai sindaci, i quali potranno adottare ordinanze urgenti “per motivi di sicurezza”. A meno di un mese dal suo ritorno a Palazzo Chigi, Berlusconi traccia il cammino delle riforme ed individua le priorità del governo. A Napoli, mercoledì scorso, in occasione del primo Consiglio dei Ministri, la presentazione del discusso pacchetto-sicurezza. Il provvedimento, che sarà in vigore entro la fine di Luglio, concretizza quella “svolta autoritaria”, osannata dalla Lega in campagna elettorale. ...
Ricordate? C’è un’astronave che, proveniente da un pianeta alieno, dimentica sulla nostra Terra un piccolo… Nasce poi la storia dell’amicizia tra Elliot, il bambino americano che scambia l’altro piccolo venuto dallo spazio per uno strano animale… E’ la vicenda narrata nel film di Steven Spielberg che tutti abbiamo amato. Ora “ET” sbarca in Vaticano… e subito l’extraterrestre è battezzato come “Mio fratello”. Tocca a padre Josè Gabriel Funes, direttore della Specola Vaticana fare luce sul “caso”. E cioè se sia possibile credere in Dio e negli extraterrestri, ammettere l'esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell'incarnazione, nella redenzione… Risponde padre Funes (gesuita argentino di 45 anni) che, in qualità di astronomo, filosofo ed anche investigatore, precisa subito che dalla cupola vaticana si guarda sempre alle stelle… pur se non sono mancati i “momenti di conflitto” tra il mondo della Chiesa e il mondo scientifico. ...
Non sono piaciute le parole che il sindaco di Genova ha speso in occasione della recente visita del Papa. Il sospetto è che, pur rimasto gelidamente ancorato alla tabella di marcia, quest’ennesimo pellegrinaggio turistico sia stato avvelenato di imbarazzo e quel che più da gusto, per mano di una donna. Si è dipinta sul viso di Ratzinger e del cardinal Bertone una smorfia di stupore e di misurato disorientamento. E’ successo che Marta Vincenzi ha espresso chiaramente e senza tentennamenti di genuflessa convenienza il principio per cui, dato il forte disagio e il tormento della società contemporanea, non è saggio turbare il Paese con temi etici. Che non significa, come in prima analisi potrebbe sembrare, rinunciare a contaminare il dibattito pubblico e politico di argomentazioni etiche, tutt’altro. Significa però restituire alla responsabilità dei cittadini il pieno significato della loro libertà e autonomia di scelta, senza duelli a tinte forti. ...